Comune di Oggiono – Cenni storici

Comune di Oggiono – Cenni storici – Cenni storici.

 

 

Cenni storici

 Il nome Oggiono deriva da Augionus (luogo ricco di acqua).

Anche toponimi come Laguccio, Peslago (post lacum= dopo il lago) e Imberido (Imber = acquazzone) segnalano che il territorio oggionese, anticamente, era paludoso e lagunare.
Le testimonianze archeologiche – dai massi avelli all’Ara a Mercurio in località Peslago – fanno risalire l’origine di Oggiono all’epoca romana.
I Romani, sconfitti i Galli che si erano stanziati in Lombardia, iniziarono un’opera di colonizzazione e di pianificazione culminanta, nel I sec. d.C., nella costituzione del pagus – forma di organizzazione politica e insieme sacra – con propri magistrati eletti o imposti da Roma, che integrò le preesistenti tribù galliche con militari e veterani.
Questo nuovo centro, negli anni successivi, ebbe un considerevole sviluppo commerciale (ne è la prova l’Ara dedicata al dio Mercurio, protettore anche dei commercianti). All’epoca della dominazione longobarda (584-774) risale, con molta probabilità, l’origine della pieve di Oggiono, che faceva parte del Ducato di Milano, articolazione del regno dei Longobardi. La pieve (da plebs=gente, cioè massa indifferenziata, di condizione, costume e culture diverse), istituzione religiosa e civile insieme, fu garante dell’integrazione fra i conquistatori e la popolazione indigena.

Oggiono

 

Nel VI secolo sorse ad Oggiono un Battistero, sui ruderi del quale sarà edificato, nell’XI sec., l’attuale Battistero di Giovanni Battista; nel VII sec. si diffuse anche ad Oggiono il culto di S. Eufemia.

Dalla presenza dei Longobardi ad Oggiono resta traccia evidente nel toponimo Stolegarda (dal germanico Stodigard = recinto dei cavalli), com’è chiamata la collina oltre la stazione ferroviaria.

Oggiono, all’epoca dei Franchi, faceva parte del contado di Milano ed era governata da un feudatario, vassallo minore, uno dei “Capitanei”, luogotenente del conte e poi del vescovo. Allora e nella successiva età feudale, i Capitani si fecero costruire un Castello, sopra Imberido, nella località che ne porta ancora il nome, mentre di un Castellazzo restano tracce sopra il Laguccio, dove sorge Villa Sironi.

Nell’età comunale (XII sec.) gli Oggionesi combatterono, al fianco dei Milanesi e degli altri Comuni lombardi, contro il Barbarossa a Legnano.
Dopo la pace di Costanza (1183), nei due secoli di lotta fra i Comuni e fra opposte fazioni, guelfi e ghibellini, anche all’interno di ogni villaggio e di ogni Comune, gli Oggionesi si schierarono con i Visconti, Signori ghibellini di Milano.

Le famiglie ghibelline di Oggiono erano i Riva, gli Isacchi, e i Lacanali; gli Stefanoni erano guelfi. Sia i Visconti sia i loro successori, gli Sforza, concessero privilegi ed esenzioni ad Oggiono, da tenere alleata, in quanto terra di confine con la Repubblica Veneta, sempre minacciosa nei confronti di Milano. Così la pieve di Oggiono venne a far parte dell’Università del Monte di Brianza, zona a particolare regime fiscale e con una certa indipendenza economica.

Nel Seicento Oggiono fu sottoposta alla dominazione spagnola, che, fino al 1651, impose pesanti tassazioni e vessazioni. La giustizia era esercitata dai podestà e dai vicari per conto del Feudatario. Il feudatario di Oggiono fu Giovanni Agostino d’Adda, prima, e, poi, Ambrogio d’Adda. Ma, nel 1652, gli Oggionesi riuscirono a redimere il feudo, pagando la somma di 36 lire imperiali per ogni famiglia.

Nel 1614, intanto, Filippo III aveva concesso ad Oggiono il mercato, che ancora oggi si svolge negli ultimi sabato, domenica e lunedì del mese di ottobre, sotto la denominazione di Fiera di Sant’Adrea.

La sede del Governo di Madrid era nel Palazzo Prina, in Via I° Maggio. Il carcere (Giudicatura Feudale) sorgeva nel luogo in cui oggi, in Piazza della Chiesa, c’è l’ingresso di Palazzo Grassi. Nel 1629, la peste fece 469 morti nelle 147 famiglie di Oggiono. Gli affetti dal contagio venivano ricoverati in un piccolo ospedaletto in un luogo isolato dall’abitato, nel quale poi venivano seppelliti i morti. Oggi, lì, sorge la Chiesetta del Lazzaretto, che è del 1715, come ricorda la scritta sul lato sinistro del portale di ingresso. Nella seconda metà del Settecento, le riforme amministrative ed economiche avviate da Maria Teresa d’Austria sortiranno benefici effetti anche ad Oggiono, dove presero a funzionare molti filatoi e filature di seta. Ma, dopo un trentennio, la dominazione austriaca abbandonò la strada delle riforme e, in particolare nell’ultimo decennio del secolo, pretese dalle nostre popolazioni ingenti mezzi finanziari per armare gli eserciti contro la Francia e soffocò qualsiasi anelito alla libertà. Ancora più oscuro risultò il periodo successivo al Congresso di Vienna. Il 20 marzo 1848, alla notizia che a Milano il giorno precedente era scoppiata la rivoluzione (le cinque giornate di Milano), il canonico Sirtori, il capitano Sacchi ed un centinaio di uomini, armati di forche e bastoni, partirono da Oggiono per Milano. La mattina successiva essi, entrati in città, trovarono che gli Austriaci erano in parte fuggiti e furono i primi ad entrare nel Castello Sforzesco, che ebbero il privilegio, poi, di presidiare assieme al capitano Sacchi e ad uomini di altri paesi della Brianza. Nel 1849 gli Oggionesi bruciarono le urne per l’estrazione dei coscritti al fine di non diventare soldati tedeschi. Ne seguirono disordini in paese fra i disertori e i gendarmi austriaci, che furono messi in fuga. Nel1859, inoccasione della II guerra di indipendenza, cinque giovani oggionesi risultano arruolati fra i “Cacciatori delle Alpi” di Garibaldi.

Concluse le guerra del Risorgimento, Oggiono entrò a far parte del Regno d’Italia. All’inizio del XX secolo, Oggiono era un esteso centro rurale, abitato prevalentemente da agricoltori abbastanza agiati. Il Comune non comprendeva ancora Imberido, la cui fusione avvenne nel1928. L’attività commerciale e artigiana era costituita da un centinaio di negozi, botteghe ed esercizi vari; quella industriale dalla lavorazione della seta. Gli stabilimenti, il primo dei quali era stato inaugurato nel 1898, sorgevano lungo il torrente Daverio.

Durante il quadriennio 1931 – 1935 entrava in crisi l’industria serica, con la chiusura di filande e filatoi. Cominciarono, allora, a svilupparsi le industrie meccaniche, che poi, negli anni del “boom” industriale, trasformarono il paese da centro prevalentemente agricolo a sede di importanti complessi produttivi di macchine utensili, tessili, di motori.
Oggi, dopo la chiusura di alcuni grossi complessi industriali, la dimensione economica di Oggiono è costituita dalla aziende, piccole e medie, artigianali, del terziario e dei servizi.

Link: http://www.comune.oggiono.lc.it/CITTA/statica.asp?SEZ=2&CAT=29&SUBCAT=0&html=/CITTA/Le%20origini.html

 

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