Saragolla, una varietà di grano duro da provare!

 Pubblichiamo un articolo su questo antico grano italiano.  Da alcune ricerche ne intravediamo la bontà e le qualità nutrizionali. Vedremo…
Da un po’ volevo scrivere di una varietà di grano duro che ho seminato, in questa annata, su una elevata superficie in azienda. Ebbene, essa mi ha entusiasmato. Su terreni di varia natura e con apporti di concime moderati ha sempre stracciato le varietà più diffuse che tradizionalmente semino da parecchi anni.
Posso dirvi che non si tratta peraltro di un exploit isolato dovuto all’effetto annata, in quanto sono almeno due anni che la seguo nei campi dei miei vicini, spesso più aggiornati ed innovativi di me, sempre con risultati lusinghieri.
Esattamente come è riportato nella scheda tecnica del costitutore, il Saragolla è caratterizzato da una elevatissima potenzialità produttiva accompagnato da una elevata qualità (quando naturalmente gli apporti azotati sono congrui), insieme ad una rusticità ed a una resistenza alle malattie fungine notevolissime (tale da rendere superflui i trattamenti con fungicidi nei nostri ambienti). E’ a ciclo molto precoce e ciò accentua la resistenza alle malattie, di taglia media ma resistente all’allettamento, dotata di glume e glumette molto aderenti in grado di proteggere la cariosside da fenomeni di slavatura pre-raccolta (tipo il vecchio Creso, per intenderci da questo punto di vista).
Le medie di resa della mia azienda, sempre con apporti di azoto moderati e somministrato solo in copertura (la concimazione presemina è sconsigliata, in quanto inefficace, almeno su questa varietà), sono variate dai 20 q/ha nei terreni più poveri e marginali ai 60 q/ha dei terreni migliori con appena 1,5 q/ha di urea in copertura. Sui terreni migliori avrei tranquillamente potuto spingere la produzione ancora di più, aggiungendo un ulteriore 0,5 q/ha di urea (ma non avevo idea della fuoriserie che avevo al volante). Ho notato, infatti, dove le rese sono state massime la presenza di elevate percentuali di cariossidi bianconate (tipiche manifestazioni di deficit azotati). In condizioni ottimali, può tranquillamente produrre, con annate piovose come le ultime, 80 q/ha su terreni fertili, e con congrui apporti nutritivi (visto da me, non sono favole).
Insomma una mezza rivoluzione varietale, a mio parere. Peraltro apprezzabile anche dai dati di diffusione ENSE delle sementi di grano duro degli ultimi anni. Il Saragolla è l’unica varietà moderna, che cresce e si afferma rispetto alle solite tradizionali.
La consiglio soprattutto sui terreni con esposizione a scirocco, e sui terreni pianeggianti nei quali si sviluppano,  a causa delle condizioni di umidità più accentuate, ancora più spesso infezioni fungine.
Per evitare confusione, quella di cui scrivo, è la varietà Saragolla della Produttori Sementi Bologna, frutto di un incrocio tradizionale tra Iride ed una linea della stessa azienda (PSB 0114). Ne esiste infatti un’altra antichissima coltivata nella zona dell’Irpinia con lo stesso nome (ma evidentemente non registrata). Il nome Saragolla veniva dal bulgaro sarga (giallo) e golyo (seme) e produceva delle granelle ottime per la pasta già nel Medioevo

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